Punto culminante della Sicilia, incappucciato dalla neve nel periodo invernale, l'Etna, ancora attivo, è uno dei più famosi vulcani d'Europa. La sua altezza, continuamente modificata dalle eruzioni, è oggi circa 3350 m s.l.m. L'altro nome dell'Etna, Mongibello, deriva da una errata interpretazione dell'arabo Gebel, monte, cui è stato aggiunto una seconda volta l'appellativo.
Etna sarebbe così un suggestivo "due volte monte". |
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Tutt'intorno ai crateri, le colate di lava nere se sono recenti, grigie quando invece risalgono a tempi più lontani e cominciano a ricoprirsi di licheni, testimoniano con la loro presenza e, qua e là, con i loro funesti effetti (strade interrotte, edifici distrutti) l'incessante attività del vulcano.
A quasi 3000 m di altitudine, sul versante del cratere centrale, nella zona Torre del Filosofo il cui rifugio è stato distrutto dalla lava nel 1971, appaiono quattro crateri: quello di sud-est, nato nel 1978, l'immenso cratere centrale, quello di nord-est, la cima più alta, la cui attività non si è più manifestata dopo il 1971, e la Bocca Nuova, ultimamente la più attiva. Istituito nel 1987, il parco copre un'estensione di 59000 ha.
La montagna appare come un enorme cono nero, visibile in un raggio di 250 km. Alla sua base, estremamente fertile, prosperano numerose colture di aranci, mandarini, limoni, olivi, agavi, fichi d'india, nonchè banani, eucalipti, palme, pini marittimi e viti da cui si produce eccellente vino Etna. Tra la vegetazione spontanea, invece, particolarmente l'euforbia arborea. |
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Sopra i 500 m crescono noccioli, mandorli, pistacchi, castagni che più in alto lasciano il posto alle querce, ai faggi, alle betulle ed ai pini, soprattutto nella zona di Linguaglossa (si veda oltre). Il paesaggio a queste quote è inoltre caratterizzato dalla ginestra dell'Etna.
Superati i 2100 m di quota ha inizio la zona desertica dove si trova lo spinosanto (Astragalus siculus), piccolo cespuglio spinoso, a cui spesso si trovano associate variopinte varietà endemiche di viole, seneci e altri fiori che popolano le pendici dei crateri secondari.
Verso le punte più elevate, la neve e la lava calda per lungo tempo, impediscono la crescita di qualsiasi tipo di vegetazione macroscopica. E' il cosiddetto deserto vulcanico. |
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